IL KNOW-HOW

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IL KNOW-HOW

Nel mondo del franchising c’è un oggetto misterioso: si tratta del know-how.

Qualcuno erroneamente lo chiama no-out, qualcuno knock-out, anche se il pugilato non c’entra niente.

Know-how significa semplicemente “sapere come fare le cose” ovvero “esperienza specifica applicata ad una attività d’impresa” come ad esempio, un bar o un ristorante.

Il know-how è uno dei due contenuti principali del contratto di affiliazione: un franchisor cede al franchisee prima di tutto lo sfruttamento del proprio marchio e del proprio know-how, poi anche altre prestazioni, servizi e prodotti.

La cessione di esperienza fa sì che l’affiliato possa imparare fin da subito a fare una determinata attività nel modo in cui la fa l’affiliante e a replicarne il successo.

Oggi come oggi, il mercato della ristorazione è ancora appetibile e redditizio, se affrontato nel modo giusto.

Ma è diventato un campo selettivo, nel quale non tutti hanno successo, e anche chi ha successo non è detto che lo ottenga fin da subito.

Purtroppo però di tempo per sbagliare non ce n’è più: se un certo format non funziona fin dall’inizio, viene velocemente eliminato dal mercato.

Dati i costi (affitti, personale, materia prima, marketing,…) una attività che non attrae fin da subito la clientela e incassa poco ha una capacità di resistenza di pochi mesi, prima di bruciare le riserve economiche e di doversi arrendere per mancanza di liquidità.

Nel 2017 in Italia il saldo tra le aperture e le chiusure di bar ed esercizi di ristorazione è stato in negativo di  diecimila.

Questo significa che non c’è più spazio per i dilettanti allo sbaraglio.

Se vogliamo entrare in questo settore che rimane estremamente redditizio, vantaggioso e interessante, dobbiamo farlo sapendo esattamente cosa fare.

Avendo, appunto, un know-how.

Se siamo esperti di ristorazione possiamo anche decidere di usare il nostro di know-how, ma se non abbiamo esperienza di ristorazione, possiamo tranquillamente evitare di buttare centinaia di migliaia di euro nel cestino.

Cosa che invece avviene regolarmente in Italia negli ultimi tre, cinque anni.

A questo serve il franchising, ad acquisire il know-how di altri imprenditori.

Ovvero di ristoratori che hanno imparato sbagliando.

Gente che si è messa sul mercato, ha aperto delle unità pilota, ha fatto degli errori, li ha corretti velocemente e ha migliorato costantemente la propria offerta fino a renderla competitiva e vincente.

Questi errori sono costati dei soldi che questi signori, aspiranti franchisor, hanno versato dalle loro tasche.

Quindi quando un certo progetto di franchising ha avuto una, due, cinque aperture di successo ha già scontato gli errori e ha elaborato il know-how che serve per far si che chi aprirà con quel marchio e con quella formula non faccia gli stessi errori ed abbia la possibilità di essere fin da subito competitivo.

Nel concreto il know-how cosa significa?

Un marchio vincente, un menù che funziona, una proposta di prezzo attrattiva, un locale accogliente, un servizio ospitale ed efficiente, una capacità di selezionare le materie prime che garantisca marginalità, processi organizzativi e produttivi efficaci, marketing,…

Ognuno di questi elementi, in un franchising di successo, è stato testato, sperimentato, verificato, standardizzato.

Alla fine di questo percorso il franchisor ha acquisito un suo know-how.

Per concludere, se il know –how del franchisor è vincente, vale moltissimo: migliaia di euro risparmiati, una capacità competitiva immediata, tutti gli ingredienti per il successo a portata di mano fin da subito.

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